Lunedì 2 gennaio su Repubblica è stato pubblicato un articolo dal titolo: “Se c'è troppa multinazionale nel commercio equo e solidale”. L'articolo, 3 pagine intere del quotidiano, era pieno di imprecisioni nei confronti del variegato e complesso mondo del commercio equo e solidale, ma sostanzialmente annunciava al grande pubblico la decisione di Fair Trade USA di uscire da Fair Trade International.
Fair Trade USA è l'ente di marchio dei prodotti di commercio equosolidale che, tramite la riconoscibilità del marchio, sono vendibili nella distribuzione non a filiera equosolidale, quindi nella normale distribuzione e nella grande distribuzione.
Fair Trade International è l'ente internazionale, sede in Europa, a cui fanno capo tutti gli enti nazionali (in Italia abbiamo Fair Trade Italia – Transfair). Definisce gli standard internazionali per la certificazione dei prodotti fair trade.
Fair Trade Usa ha deciso, inoltre, di sviluppare un suo sistema di certificazione dal nome "Fair Trade For All" con un nuovo marchio e aprire - ad esempio - questa nuovo accreditamento alle grandi organizzazioni produttrici di caffè e altri alimentari. Non più solo alle cooperative di piccoli produttori, la priorità per il sistema Fairtrade nel caso del caffè. Secondo Fair Trade USA i coltivatori delle grandi piantagioni sono i veri ultimi del mondo.
Da questo articolo abbiamo proposto un sondaggio su Facebook, dalla nostra pagina pubblica ass. Botteghe del mondo Italia.
La domanda provocatoria, per capire il nostro “sentire”, tutti in qualche modo interessati alla prassi ed all'esperienza del commercio equo e solidale, è:
Il commercio equo e solidale deve aprire alle multinazionali?